Quella che segue è una traduzione dell’originale – in lingua inglese – reperibile al link

Expanding Social Mobilization approaches to protect every last child

e può essere interessante per il punto di vista molto ‘concreto’ che offre dei metodi e delle situazioni con cui ci si confronta nelle ultime isole di endemia della poliomielite.
Per parte nostra, ricordiamo che il Rotary, da 30 anni, tramite il programma PolioPlus, è impegnato nella lotta alla poliomielite, la considera una priorità tra le sue attività di service, e contribuisce in modo determinante a queste iniziative attraverso il sostegno economico, il coinvolgimento delle autorità e le proprie attività di volontariato. Ma veniamo all’articolo:


Mettere chi lavora “in prima linea” nelle condizioni di utilizzare ogni opportunità per vaccinare un bambino nelle zone ad alto rischio di endemía per la polio si è dimostrato strategico durante, e negli intervalli tra, le campagne vaccinali. Il personale che pratica le vaccinazioni viene addestrato nelle tecniche di comunicazione interpersonale, così da permettergli di stabilire una relazione immediata con l’interlocutore; inoltre, una quota sempre maggiore di “promotori sociali” viene fornita di dosi di vaccino, al fine di identificare e successivamente immunizzare i bambini eventualmente sfuggiti durante le campagne vere e proprie.

In Nigeria, nelle regioni a più alto rischio nella parte settentrionale del paese, lavorano 21.000 promotori sociali volontari che, negli intervalli tra le campagne vaccinali, registrano e sono punto di riferimento per le future madri per quanto riguarda l’assistenza prenatale, la registrazione delle nascite, la promozione della routine dell’immunizzazione; inoltre forniscono informazioni vitali sull’opportunità di lavarsi le mani con il sapone, di allattare i piccoli esclusivamente al seno, sulla prevenzione e la terapia della diarrea, e sul riconoscimento della malnutrizione.
Questi servizi creano un rapporto di fiducia con le madri nella comunità, permettendo ai promotori di assistere alle cerimonie tradizionali di imposizione del nome ai neonati. Nel corso dello scorso anno, questi volontari (promotori) hanno vaccinato circa 4 milioni di bambini sotto i cinque anni, durante queste cerimonie o nei centri per il trattamento della malnutrizione acuta. Inoltre, questo personale ha rintracciato e vaccinato, dal febbraio 2015, ulteriori 350.000 bambini, provenienti da nuclei familiari poco disponibili; ha poi identificato un milione di bambini, a 930.000 dei quali ha somministrato la prima dose di vaccino.

In Afghanistan, i circa 7000 promotori sociali rappresentano il volto del programma di eradicazione della polio nelle aree urbane, e rappresentano il mezzo per costruire fiducia e indurre richiesta di vaccinazione. Prima delle campagne vaccinali, donne promotrici organizzano incontri nei cortili, dove le donne della comunità si riuniscono per bere del tè e condividere informazioni sul valore dell’immunizzazione nel prevenire le malattie per le quali esiste un vaccino, dell’allattamento esclusivo al seno e dell’abitudine a lavarsi le mani. Durante le campagne, questo personale ha la responsabilità di rintracciare i bambini esclusi per irreperibilità o per il rifiuto dei genitori e assicurarsi che vengano contattati entro la settimana successiva. In questo modo viene recuperato in media il 65% dei bambini esclusi per irreperibilità e il 30% di quelli esclusi per rifiuto dei genitori.

Nel Pakistan, sono più di 14.000 gli operatori a tempo pieno che lavorano tutti i giorni per raggiungere ogni bambino della propria area col vaccino, e per generare domanda di immunizzazione. Sono conosciuti come ‘Sehat Muhafiz’, che significa “protettori della salute”: sono sia vaccinatori che promotori sociali, provengono dalle comunità in cui lavorano, e sono sostenuti dal coinvolgimento della comunità e dall’enfasi che viene posta dai mezzi di comunicazione sul loro ruolo critico di operatori della salute. Questo personale è riuscito a raggiungere più di 2,8 milioni di bambini sotto i cinque anni di età in 417 ambiti territoriali nelle zone a maggior rischio. I risultati ottenuti sono importanti: dal lancio di questa iniziativa, la percentuale di bambini rimasti scoperti in queste aree ad alto rischio è caduta dal 25% nel 2014 al 5% nel 2017, e il 94% delle aree sono passate ad un monitoraggio indipendente. I dati dimostrano che questo personale raggiunge il 90% dei contatti mancati durante le campagne entro la settimana successiva.

È stato approntato un percorso formativo comune da WHO e UNICEF, per assicurare che i vaccinatori abbiano elevate capacità di comunicazione interpersonale. Tale percorso ha formato fino ad oggi più di 46.500 operatori in Afghanistan e 2500 in Pakistan. Gli studi condotti da Harvard Opinion Research Polling confermano l’efficacia dell’investimento: nel Pakistan il 74% del personale di assistenza ha confermato che questi operatori sono più preparati rispetto agli anni precedenti, e il 70% di coloro che hanno risposto al questionario li ritiene “molto competenti riguardo alla salute dei bambini”, contro il 52% del 2016.

Questi esempi di applicazione del coinvolgimento della società derivano dall’analisi sociale, con strategie guidate dai risultati di studi che rivalutano la percezione della popolazione verso le malattie ed i vantaggi dell’immunizzazione. Tali dati supportano inoltre lo sviluppo di ulteriori progetti, tutto per essere certi che, veramente, “nessun bambino sia lasciato indietro”.