Martedì 23 settembre 2025 alle ore 18, presso il Palazzo Banca d’Alba, si è svolto il primo incontro del nuovo ciclo “Pronti ad agire, insieme possiamo” del Rotary Club Alba, in collaborazione con Banca d’Alba. Il relatore è stato il professor Francesco Testa, ex direttore delle dogane Piemonte – Valle d’Aosta, docente universitario e presso l’Accademia della Guardia di Finanza, moderato dal socio del Rotary albese Ginetto Pellerino.
Il professor Francesco Testa vanta quarant’anni di esperienza nel settore del commercio internazionale ed è autore di numerose pubblicazioni, relatore in specifici convegni su economia internazionale, diritto e tecnica doganale, trasporti intercontinentali.
“Pronti ad agire, Insieme possiamo” è il ciclo d’incontri organizzato da otto anni dal Rotary Club di Alba, in collaborazione con Banca d’Alba, nell’ambito delle attività di approfondimento di tematiche professionali, di divulgazione culturale, di sensibilizzazione umanitaria, secondo lo spirito di servizio che contraddistingue il Rotary Club. Quest’anno è organizzato e diretto da Paola Ferrero, sotto la presidenza di Piera Arata. È stata proprio quest’ultima ad aprire la conferenza con una presentazione del Rotary Club Alba e delle sue attività, seguita dalla presentazione del ciclo di incontri di Paola Ferrero (Presidente della commissione service del club) e infine i saluti dell’amministrazione comunale portati dal consigliere Luciano Giri.
La relazione del professor Testa è stata introdotta dal moderatore Ginetto Pellerino che ha presentato il relatore e il tema delle tensioni nel commercio internazionale. Francesco Testa ha esordito presentando alcuni dati che riguardano il tema, in particolare il peso che il commercio internazionale ha nel mondo: nel 2024 è stato di 33 mila miliardi di dollari (circa 28 mila miliardi di euro), un dato enorme, in aumento del 3,7% rispetto al precedente anno, il che spiega come mai il tema sia così importante. Per alcuni paesi l’incidenza del commercio internazionale sul prodotto interno lordo è alta, per altri moderata: per esempio, per l’Italia rappresenta il 66%, per la Germania l’83%, per la Francia il 71%, mentre per paesi con un’economia più “chiusa”, come gli Stati Uniti, pesa il 25%.
I fattori che turbano il buon andamento del commercio internazionale sono sostanzialmente di due tipi: geopolitici ed economici. I primi, in particolare, possono portare a veri e propri blocchi per le navi, con gravi ripercussioni, dal momento che l’80% del commercio globale avviene via nave (per l’Unione Europea si parla di una incidenza fino al 90%, soprattutto a causa di beni come gas e petrolio che arrivano da fuori).
Per quanto riguarda il commercio via nave, troviamo cinque traiettorie principali: dall’Unione Europea alle Americhe, dall’Estremo oriente alle Americhe, dal Medio Oriente all’Europa tramite il canale di Suez, dal Medio oriente all’estremo oriente e dall’Estremo oriente all’Europa.
Le prime due rotte non hanno particolari tensioni, questo perché attraversano degli oceani e le tratte sono vigilate dalle flotte statunitensi con le loro basi.
Vi sono invece forti tensioni per la terza e quarta rotta (che interessano soprattutto lo spostamento di gas e petrolio), a causa di attacchi di pirati e di problemi, per la terza, a causa del lancio di missili dallo Yemen, e, per la quarta, per l’alta densità nello stretto di Taiwan.
La quinta rotta, quella che va dall’estremo oriente all’Europa, è ancora più complessa poiché attraversa aree delicate: questa tratta viene definita “l’aorta del mondo” e assorbe il 50% degli scambi mondiali, dal momento che viene da aree con forti vocazioni all’export (ad esempio la Cina e la Corea del Sud). Vi sono diverse aree di tensione: la prima è sicuramente lo stretto di Taiwan, che vede una congestiona navale di mercantili, pescherecci e navi militari. Da un lato troviamo le enormi navi mercantili che occupano fisicamente molto dello spazio dello stretto, nonché le navi che da Taiwan esportano nel monto (lo stato è responsabile del 65% della produzione mondiale di microchip), ma anche i pescherecci cinesi e giapponesi, rispettivamente al primo e secondo posto mondiale per attività di pesca. Infine, nello stretto circolano le navi militari di Cina e Taiwan, con rischio di incidenti e provocazioni tra di esse, motivo per cui troviamo anche le navi delle flotte statunitensi che vigilano sull’area.
La quinta rotta ha poi lo stretto di Malacca (in cui vi è Singapore, secondo porto al mondo, uno dei pochi dell’area a poter accogliere le grandi petroliere): l’area è caratterizzata da molto fumo ed è molto stretta, cosa che spesso causa rallentamenti e conseguenti aumenti di costi sui prodotti finali.
Dopo questo, vi è il Mare Arabico e il Golfo di Aden, una zona altrettanto complessa a causa del forte rischio di attacchi di pirati somali, nonché interessata dal lancio di missili provenienti dallo Yemen.
Infine, l’ultima parte della tratta attraversa il canale di Suez, cioè 171 km di tratta molto complessa per il traffico navale ed estremamente costosa; se poi si verificasse una sua chiusura, l’unica soluzione rimarrebbe circumnavigare l’Africa, cioè percorrere 6.000 Km in più.
Per quanto riguarda i fattori economici, il più importante elemento di disturbo è il dazio. Nell’ultimo periodo, a causa delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è discusso molto del tema: l’idea alla base della sua introduzione sarebbe quella di correggere lo squilibrio della bilancia commerciale che gli Stati Uniti hanno, dal momento che importano molto più di ciò che esportano; in particolare importano dalla Cina (22%), dall’Unione Europea (19%), dal Messico (14% soprattutto per la delocalizzazione delle imprese statunitensi) e dal Vietnam (10%).
Le reazioni a queste dichiarazioni sono state di preoccupazione e di paura anche nel nostro paese, tuttavia il professor Testa ha presentato alcuni dati circa il peso degli Stati Uniti sull’export italiano. In particolare, il mercato del vino, uno dei più importanti per l’Italia, ha esportazioni pari a 8,10 miliardi di euro (sul totale di 14,5 miliardi), di cui 1,93 miliardi verso gli Stati Uniti, pari al 24%. Di fronte a un aumento dei dazi, il professor Testa riteneva fosse opportuno rafforzare uno degli altri mercati (che pesano comunque il 76% del totale delle esportazioni), anche se non sempre è facile comprendere su quale puntare. Gli stati europei come Austria, Germania, Danimarca e Olanda sono i maggiori consumatori di vino italiano, ma è difficile pensare che possano aumentare di molto il consumo in quanto già molto alto. La Russia era un importatore importante, ma per fare previsioni bisogna aspettare la fine del conflitto con l’Ucraina. I paesi islamici non consumano alcolici e solo il turismo occidentale tiene in piedi le importazioni in quelle aree; in Africa i dazi sono altissimi, solo il Marocco li ha eliminati. L’ultimo mercato che rimane è l’Asia, che ha un sistema di dazi estremamente complesso: la strategia consigliata dal professore era di puntare su stati con dazi inferiori al 15% (Corea del Sud, Hong Kong, Tailandia) e cercare di proporre il vino italiano in abbinamento al cibo locale e non solo a quello del paese di origine.
Discorso analogo sulla pasta: l’Italia è il primo esportatore al mondo, ma solo il 13,5% del suo export va negli Stati Uniti, per cui può essere conveniente puntare ad altri mercati (per esempio l’Argentina, il Messico e la Corea del Sud).
Il professor Testa ha concluso ritenendo la politica sui dazi statunitensi un grosso rischio di boomerang, in quanto potrebbe veder calare i consumi interni a causa di aumento dei prezzi dei prodotti importati. Quello che è da auspicare sono invece maggiori negoziati volti a eliminare i dazi e, ove non sia possibile, puntare sulle quote di esportazione (entro un certo quantitativo dazi assenti).
La conferenza è stata ricca di spunti, interessante e partecipata (sia in presenza sia in streaming). Come da consuetudine, la serata si è conclusa con la conviviale presso il ristorante Ca’ del Lupo di Montelupo Albese, che ha visto graditi ospiti, oltre al relatore Francesco Testa, anche l’avvocato Roberto Testa e il dottor Luca Burroni (Rotary Siena). In questa occasione è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare la recente scomparsa del socio Leonardo Cappa.
L’incontro è disponibile nella sezione Live del canale Youtube del Rotary Club Alba https://www.youtube.com/@rotaryclubalba1763/streams
Foto Lucia Ernè
